Proiezione del film “IO SONO QUI”
11/12/2016
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La gioventù è fatta di cavalli di razza pronti a correre e a saltare gli ostacoli. Ad alcuni di loro, non si sa per quale incomprensibile disegno, la vita spezza una zampa. Anche due. E la corsa rallenta. Riprenderanno a correre, si spera, ma non più con la vera spensieratezza della gioventù. Sono i ragazzi che perdono un genitore, o tutti e due, a causa del cancro. Sono quei ragazzi che portano nelle narici il tanfo nauseabondo delle medicine e dei disinfettanti, quelli che hanno vegliato ai capezzali giorno e notte, che hanno tenuto le mani divenute deboli e fragili dei loro genitori, che hanno imparato a cambiare una flebo mentre i loro coetanei giocavano alla playstation, che hanno cambiato i cateteri mentre la loro compagna di banco viveva un bellissimo flirt con il ragazzo dell’aula accanto. Loro, questi ragazzi a cui la vita non ha risparmiato il più grande dei dolori, sono quelli che oggi si ritrocano nei «Figli di Nessuno », il progetto realizzato dalla Fondazione onlus «Maria Rossi» nato per sostenere quei ragazzi che hanno perso i genitori, o uno dei due, a causa della «bestia nera ». «Oggi, una persona su tre si ammala di cancro e, anche se si guarisce di più rispetto al passato, è anche vero che vengono colpite dalla malattia molte più persone giovani con figli adolescenti», racconta la dottoressa Claudia Laterza, medico palliativista. È lei che entra in punta di piedi in queste case dove è stata preceduta dal dolore e dalla malattia e che presta cure per alleviare la sofferenza. Fisica, e non solo. Ed è lei la responsabile del progetto a cui è venuta l’idea di aggregare i ragazzi che aveva incontrato nel suo percorso professionale con la speranza di ridargli una possibilità. «Elaborare un lutto in giovane età non è facile – continua la Laterza – I ragazzi orfani riportano tanti problemi psicologici e ne devono superare altrettanti di tipo pratico. Infatti, il nostro progetto vuole creare una rete di professionisti a loro disposizione. Cerchiamo avvocati, commercialisti, psicologi e tante altre figure professionali in grado di dare una mano a questi ragazzi quando si ritrovano soli e hanno beghe da risolvere come debiti lasciati, tasse da pagare, successioni. Tutta quella burocrazia che mal si concilia con l’elaborazione del lutto e del distacco».

lgdm-page-001-285x300IL CORTOMETRAGGIO – Al momento i ragazzi che fanno parte del progetto sono sei, gli stessi che hanno girato un cortometraggio dal titolo «Io sono qui» del regista Pierluigi Ferrandini. Nel corto, di una bellezza e delicatezza esagerate, i giovani protagonisti raccontano in prima persona l’esperienza vissuta della perdita del genitore. La telecamera gira nelle loro case, entra in quelle stanze che hanno visto la malattia e la disperazione, l’abbandono ma anche il sogno. Sì, perché pensate che il messaggio di questi ragazzi è che una possibilità c’è ancora per chi resta e che il futuro, per quanto nebuloso, si staglia davanti agli occhi di chi ha pensato di aver perso tutto. «La cosa più bella è che ognuno di questi ragazzi, al di là dell’aiuto ricevuto, ha espresso il desiderio di poter aiutare altri coetanei che vivono il loro stesso dramma – dice Riccardo Losito, presidente della Fondazione – Molti non sanno che noi ci siamo, cogliamo l’occasione per dire a giovani che hanno vissuto la perdita di un genitore di contattarci, vogliamo che sappiano che non sono soli, che siamo pronti ad accoglierli. Potrebbe essere anche l’Oncologico a metterli in contatto con noi». Da anni, la Fondazione è impegnata ad organizzare azioni efficaci e concrete che rispondano ai reali bisogni di quanti, direttamente o indirettamente, incontrano il cancro. Il progetto «Figli di Nessuno», partito a gennaio, accoglie, oggi, ragazzi dai 18 ai 25 anni che vengono aiutati anche nel proseguire gli studi bruscamente interrotti e ad inserirsi nel mondo del lavoro. La morte, precocemente incontrata, non può e non deve spegnere la luce dei loro occhi. Per dirla alla Nietzsche, quello che non uccide, fortifica.

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